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IMPIANTO R. E. WIND DI PINCALDOLI - LE NOSTRE OSSERVAZIONI

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Alla Regione Toscana
Settore Valutazione di Impatto Ambientale
Via Bardazzi 19,
50127 Firenze
fax 055 4384390
e-mail:
via@mail.regione.toscana.it., fabio.zita@regione.toscana.it


OGGETTO:

OSSERVAZIONI DEL GRUPPO CONSILIARE
«PER UN’ALTRA FIRENZUOLA»
CONSIGLIO COMUNALE DI FIRENZUOLA (FI)


1. Collocazione geografica dell’impianto
Nella documentazione presentata da R. E. Wind srl si legge che
Il Parco eolico dovrebbe sorgere in località Piancaldoli nel Comune di Firenzuola (Provincia di Firenze) lungo due crinali secondari orientati lungo l’asse NO-SE ed ortogonali al crinale principale che costituisce il confine amministrativo tra la Toscana e l’Emilia Romagna. L’area è stata scelta poiché già presente tra le aree a "vocazione eolica" identificate all’interno del Piano Energetico Regionale della Toscana.
In particolare è emerso che il progetto rispetta la pianificazione esistente e l’area è inserita tra le
aree a "vocazione eolica" identificate all’interno del Piano Energetico Regionale della Toscana.
In realtà, come si evince dalla carta che segue, soltanto una parte minoritaria dei generatori eolici insiste sull’area indicata dalla Regione Toscana con "vocazione eolica"; in particolare si tratta della maggioranza dei generatori che insistono sulla linea di confine amministrativo tra Emilia e Toscana.
I generatori posti sui crinali secondari sono assolutamente all’esterno dell’area a vocazione eolica.

Sempre dalla documentazione presentata da R. E. Wind srl apprendiamo cheil sito di indagine confina con il SIC "Passo della Raticosa, Sasso di San Zanobi e della Mantesca" e con il SIC "La Martina – Monte Gurlano".
In realtà, come riconosce la stessa R. E. Wind srl, l’area dell’impianto eolico si sovrappone al perimetro del SIC "P.so della Raticosa, Sassi di S. Zanobi e Mantesca" - IT5140001.
Tre aerogeneratori del parco eolico (AE10, AE11, AE13) ricadono alll’interno del confine dell’area protetta.
Altri otto aerogeneratori (AE12, AE14, AE15, AE16, AE21, AE22, AE23, AE24) risultano dentro la fascia critica di un chilometro prevista nelle Linee Guida.
Inoltre sempre dalla documentazione R. E. Wind apprendiamo che
il SIC "P.so della Raticosa, Sassi di S. Zanobi e Mantesca" – IT5140001 è indicato come "Area non opportuna" per la realizzazione di parchi eolici (Vedi Allegato A delle Linee Guida) a causa dell’elevata qualità naturalistica del sito.

Le sole affermazioni contenute nella documentazione presentata per la VIA sono, a nostro avviso sufficienti per poter definire l’area scelta per la realizzazione dell’impianto non idonea.

2. Piancaldoli e Casoni di Romagna
Come è noto, l’impianto di Casoni di Romagna è stato realizzato nonostante il parere non favorevole della Regione Toscana rispetto a una valutazione di incidenza nel nostro territorio e anche se il nostro papere dovrebbe essere vincolante, la provincia di Bologna ha dato l’ok.
Ora che si tratta di valutare l’impatto ambientale di un impianto interamente collocato in territorio toscano non possiamo non tener conto di quel parere «non favorevole» a suo tempo espresso.
Inoltre, per la collocazione sul territorio, il nuovo impianto di Piancaldoli verrebbe a trovarsi in una posizione di contiguità con l’impianto di Casoni di Romagna e, pertanto, la valutazione dell’impatto ambientale – sia in territorio toscano sia in quello emiliano – dovrebbe essere cumulativo dei due impianti.


3. Aquile e gabbiani
In Toscana esiste un’unica coppia di aquile reali ed è stato bocciato un progetto perché di impianto eolico perché c’era il rischio concreto che le pale ne uccidessero un esemplare.
Sul rispetto e la tutela dell’avifauna ci sono anche associazioni ambientaliste che si permettono di ironizzare. In un articolo apparso su Greenreport.it, proprio relativo al referendum popolare autogestito di Piancaldoli che ha detto «no» al progetto T. E. Wind, si legge
Ora, pur sapendo bene la necessità di una distinzione qualitativa dell’avifauna anche dal punto di vista della biodiversità (detto brutalmente: un´aquila "vale" molto di più di un gabbiano) il confronto tra il numero di uccelli che possono essere "frullati" da un parco eolico è risibile rispetto al numero di quelli che si schiantano sulle barriere fonoassorbenti autostradali, o che vengono risucchiati nei motori degli aerei (708 impatti solo in Italianel 2007, l’ultimo ieri a Ciampino e quasi mai si tratta di singoli uccelli, ma di veri e propri stormi). Eppure nessuno è mai insorto per chiedere che venga ridotto il traffico perché uccide ogni giorno decine di volatili, né tanto meno per chiedere che vengano tolte le barriere antirumore dalle autostrade (!).
I risultati dei sopralluoghi per le osservazioni sulla presenza di avifauna sono sintetizzati nella tabella alle pagine 105-109 del Quadro di riferimento ambientale (QRA 00) presentato da R. E. Wind e fra i diversi tipi di uccelli ci troviamo anche l’aquila reale.
Ma sembra che la filosofia di chi ha esteso il progetto, piú che alle normative europee, nazionali e regionali, si ispiri a una sorta di buon senso comune che non ha ancora elaborato il valore ambientale ed economico di certe realtà, per cui l’ambiente in cui dovrebbe sorgere l’impianto eolico è descritto da R. E. Wind come povero e abbandonato
Il settore dell’Appennino a confine tra Toscana ed Emilia – Romagna, alle quote più elevate,
presenta una tipologia vegetazionale prevalente riferibile ad una successione secondaria costituita
da prati, prati e pascoli ed incolti. Tali aree sono fondamentalmente utilizzate per il pascolo di
bestiame (generalmente bovini) e sono prive di alberi ad alto fusto, presentando solo sporadici
cespugli ed arbusti. Come tipologia di substrato geologico possiamo individuare un complesso
caotico costituito da masse scompaginate a matrice argillosa inglobante calcari marnosi, brecce
ofiolitiche, calcareniti, calcari (Argille scagliose) e un complesso indifferenziato: alternanze di
argilloscisti (galestri) e calcari silicei (palombini).
La vegetazione forestale è stata ridotta negli anni passati per far posto ai prati – pascoli.
Ma nello stesso documento R. E. Wind è costretta ad ammettere che proprio quelle caratteristiche di povertà e abbandono sono le stesse che hanno spinto l’Unione europea a costituire un SIC in quella zona
Il SIC "Passo della Raticosa, Sassi di S.Zanobi e della Mantesca" è localizzato in provincia di
Firenze, nel territorio del Comune di Firenzuola, con una superficie complessiva di 2213.85 ettari,
con un’altitudine minima di 547 m slm e altitudine massima di 1158 m slm. A livello regionale
l’area è uno dei più importanti siti per la conservazione di specie ornitiche minacciate legate ai
pascoli.
Da un punto di vista naturalistico – ambientale si ha la prevalenza di praterie secondarie pascolate,
prati pascoli, modesti appezzamenti coltivati, arbusteti e boscaglie di ricolonizzazione ed alcuni
boschi di latifoglie. È inoltre da evidenziare la presenza di calanchi, versanti e pinnacoli rocciosi,
corsi d’acqua montani e formazioni ripariali e numerosi piccoli invasi per il bestiame.
È innegabile, pertanto e a nostro avviso, che le motivazioni per l’istituzione del SIC e della relativa area di rispetto siano applicabili all’intero crinale. E comunque sufficientemente forti per poter negare l’opportunità della costruzione di un impianto eolico parzialmente inserito nell’area SIC e nella fascia di rispetto.


4. Il rumore e le periferie delle città

 Nella documentazione di R. E. Wind si legge:
Attorno al perimetro della zona interessata, sono state effettuate le seguenti analisi:
studio acustico, mediante una campagna di misurazioni in sito, per la determinazione dei livelli di rumore diurni e notturni prima dell’installazione del parco eolico;
valutazione dei livelli di rumore prodotti dal parco eolico; tale valutazione è stata svolta ipotizzando, a titolo cautelativo per i ricettori sensibili, il funzionamento della sorgente specifica nella condizione di esercizio più gravosa sotto l’aspetto acustico che si realizza con il contemporaneo funzionamento a potenza nominale di tutti gli aerogeneratori previsti.
In questa maniera è stato possibile accertare l’osservanza dei limiti previsti nella normativa vigente per i ricettori sensibili presenti in questa zona e definire, eventualmente, le azioni correttive in caso di superamento diurno e/o notturno di tali valori.
La questione del rumore appare meno problematica se la confrontiamo non con l'assoluto (e mai tale, in realtà) silenzio della campagna, ma con altri rumori assai più insistenti con cui conviviamo ogni giorno. A meno che non si voglia metter su casa entro un raggio di trecento metri da un parco eolico, il "ronzio" degli aerogeneratori è ben al di sotto, in termini di deciBel, del chiasso di un ufficio pubblico o del rumore cui siamo sottoposti in automobile o in mezzo al traffico, senza mai arrivare a quello di molte industrie attive nelle periferie delle città.
Lo stesso vento che soffia, di per sé, può arrivare a generare più rumore di un parco eolico.
Tale asserzione si riscontra persino nel "LIBRO BIANCO" dell'UE sulle fonti rinnovabili, nel quale è riportato: "Le moderne turbine eoliche sono silenziose e lo stanno diventando sempre di più. Il livello di pressione sonora ad una distanza di 350 m da una tipica turbina è di circa 40-50 dB(A), circa lo stesso livello di una conversazione. In una casa distante 500 m, quando il vento soffia dalla turbina verso la casa, il livello di pressione sonora sarà di circa 35 dB(A), equivalente al rumore avvertibile in una casa tranquilla. Una centrale di circa 10 turbine, con la distanza minore di 500 m
creerà un livello sonoro di circa 42 dB(A), inferiore al rumore avvertibile in un ufficio tranquillo oppure ad un normale climatizzare per uso domestico. Con il vento che soffia nella direzione opposta il livello sarà più di 10 dB inferiore."

Non si capisce perché una persona che ha scelto di andare ad abitare – o di restare – a Piancaldoli o a Giugnola per la bellezza del paesaggio, per la quiete e il silenzio dell’ambiente che compensano i disagi dell’isolamento debba essere costretto a vivere con un rumore paragonabile – anche se inferiore – al chiasso di un ufficio pubblico, al rumore di un viaggio in macchina o a quello delle periferie industriali delle grandi città.
I danni provocati dal rumore – seppur minimo, ma continuato – in un ambiente che sostanzialmente ne è privo sono indubbiamente rilevanti. Anche da un punto di vista economico: riduzione del valore degli immobili, ma soprattutto perché incide in maniera determinante sulle possibilità di sviluppo dell’intera zona: anziché un’area suscettibile di sviluppare un turismo di qualità ci troveremmo davanti un’area sostanzialmente industrializzata che, però e paradossalmente, non crea nemmeno – come di solito fanno le aree industrializzate – uno sviluppo dell’occupazione.


5. Fauna particolare: l’uomo
Di solito, nelle valutazioni di impatto ambientale, l’uomo è trattato alla stregua delle altre specie animali: si calcolano gli effetti sulla sua salute e sulla sua capacità di adattamento (ad esempio al rumore). Ma non si calcola che – a differenza degli altri animali l’uomo è dotato di volontà. E questa volontà deve essere tenuta in considerazione soprattutto quando si esprime in maniera democratica e significativa come è accaduto nel recente referendum autogestito degli elettori di Piancaldoli e Giugnola che ha detto «no» all’impianto R. E. Wind con una percentuale vicina al 70%.
«Non nel mio cortile» è la formula magica per contestare l’opposizione delle popolazioni alle grandi opere e ai grandi impianti, ma le zone in cui R. E. Wind vuol costruire l’impianto sono state inserite in Sito di interesse comunitario: quelle zone non sono il cortile (o il giardino) della popolazione di Piancaldoli e Giugnola: esse sono uno dei giardini d’Europa e come tali vanno rispettate e salvaguardate.


6. Natura e limiti di queste «osservazioni»
Il nostro gruppo consiliare è una forza troppo debole – anche da un punto di vista tecnico – per poter valutare e produrre osservazioni su documenti molto complessi come quelli presentati da R. E. Wind, quindi le nostre osservazioni sono il frutto di una lettura "per campione" e, quindi, fortemente parziale, sugli argomenti che piú sono vicini alla nostra sensibilità.
Non abbiamo, ad esempio, affrontato la questione idrogeologica che nella zona è rilevantissima.
Abbiamo potuto comunque constatare che molte pagine – come, ad esempio, le 92-08 del Quadro di riferimento ambientale, con la descrizione della lepre, del fagiano, del capriolo e di altri animali ben noti nella zona – possono rappresentare un inutile esercizio di "copia-incolla", mentre spesso si sorvola o si resta nel generico rispetto agli interventi di prevenzione, tutela e ripristino.
Firenzuola, 22 Novembre 2008

Gruppo Consiliare «Per un’altra Firenzuola»
Il capogruppo
Luciano Ardiccioni