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IMPIANTO R. E. WIND DI PINCALDOLI - NO NEL MIO GIARDINO

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No nel mio giardino

 

«Che poi certo tanti vorrebbero che le cose si facessero sempre ne giardino degli altri è altrettanto indubbio». Cosí il sindaco Corbatti.

Non ne possiamo piú! Noi – e gli abitanti di Piancaldoli e Giugnola – non siamo contrari in assoluto agli impianti eolici. Ma vanno costruiti nei posti adatti. E per essere un posto adatto non basta che ci sia molto vento. Se Unione Europea e Regione Toscana hanno ritenuto la zona dalla Faticosa al Sasso di San Zanobi fino alle porte di Piancaldoli area da proteggere il suo valore naturalistico e paesaggistico, perché vogliamo costruire un impianto eolico proprio lí. La realtà è che i motivi per cui l’Unione Europea tutela quegli spazi, cioè un paesaggio quasi desertico dove la terra e la scarsa vegetazione sono modellate dal vento, appaiono a chi la pensa come Corbatti dei disvalori: che volete che valgano pascoli abbandonati e deserti!

Proprio perché quelli spazi aperti sono un giardino d’Europa (e non il «cortile di casa»,  come piú correttamente si dovrebbe tradurre back yard, da cui «nimby») devono essere tutelati e protetti.

 

Di chi è il vento?

 

Le multinazionali dell’energia sanno quanto costano le materie, come il gas che devono pagare alla Russia o il petrolio che acquistano dall’Arabia o dagli Emirati, in base al principio che chi è padrone del suolo è padrone anche del sottosuolo.

Come mai chi è padrone del suolo non è padrone anche del soprasuolo (cioè dell’aria e del vento che vi soffia)?

 

Secondo i dati forniti da R. E. Wind l’impianto eolico di Piancaldoli sarà in grado di fornire il 172,8% del fabbisogno energetico del Comune di Firenzuola. E per tanto bendiddio R. E. Wind se la cava con una miseria di affitto ai proprietari dei terreni e 2-300 mila euro al comune.

 

Sono anni che andiamo ripetendo che l’unica via per un utilizzo corretto delle fonti energetiche rinnovabili è quello di elaborare «piani integrati» (idroelettrico, fotovoltaico, solare termico, biomasse e filiera corta, minieolico aziendale) in grado di dare autosufficienza energetica a intere zone, come ad esempio le vallate del Santerno e dell’Idice. Produrre e consumare in loco l’energia, prodotta con investimenti locali pubblico-privati e con benefici diretti e immediati sull’intera popolazione.